Accoglienza e spunti per il futuro

Lo scorso mese abbiamo salutato Ali, Ahmadzai e Khair, che hanno concluso il loro percorso – iniziato a maggio 2015 – per ottenere lo status di rifugiati. Per questi tre ragazzi (i primi due provenienti dall’Afghanistan, il terzo dal Pakistan) si è trattata di un’esperienza lunga, sicuramente difficoltosa per diversi aspetti, ma che ha potuto dar loro non solo la possibilità di rimanere in modo giuridicamente riconosciuto sul nostro territorio, ma anche e soprattutto la possibilità di crearsi una rete di supporto (grazie allo sforzo congiunto di associazioni ed operatori), di apprendere la nostra lingua e di familiarizzare con le nostre usanze e cultura.
I tre ragazzi sono stati ospitati presso un appartamento messo a disposizione dal Comune di Castel Mella, il quale ha accolto la richiesta del prefetto di Brescia. Qui il nostro Punto Famiglia, collaborando strettamente con l’associazione ADL Zavidovici, nell’ambito del progetto “SPRAR” , ha iniziato un progetto di accoglienza volto in primo luogo al loro inserimento nel tessuto sociale. Di seguito riportiamo una breve intervista alla presidente del Circolo ACLI di Castel Mella, Angela Ballini.

Quale è stato, nello specifico, il contributo del Punto Famiglia?

“Il nostro primo contributo è stato inerente all’apprendimento dell’italiano: secondo me, è impossibile poter pensare a un processo di integrazione che non passi prima dall’apprendimento della lingua locale. Abbiamo quindi inserito questi tre ragazzi all’interno dei corsi collettivi di italiano per stranieri che ormai da anni teniamo presso i nostri locali; successivamente, grazie al lavoro di alcuni nostri giovani volontari, sono stati seguiti con lezioni individuali. Il nostro servizio Guardaroba, coordinato da Angelina, si è inoltre occupato di rifornirli di vestiti, adatti alle esigenze della stagione.”

Come è stato il rapporto con questi ragazzi?

“Quello che è avvenuto tra i profughi e il territorio non è stato un “dare” unidirezionale, ma un vero processo di scambio: se da un lato le associazioni e i loro volontari hanno aiutato i tre ragazzi nelle loro esigenze quotidiane e nell’inserimento, dall’altro anche loro hanno collaborato attivamente a numerose attività svolte dalle associazioni. Ogni lunedì pomeriggio, per esempio, hanno aiutato i volontari del Banco alimentare – gestito da Agape – nella preparazione delle borse di cibo destinate alle famiglie in difficoltà; il sabato mattina, invece, davano una mano a tagliare l’erba, nella pulizia e nell’allestimento dei campi da gioco del Centro Sportivo di Castel Mella. Personalmente, credo che l’integrazione debba passare attraverso un coinvolgimento attivo degli stranieri nelle attività proposte dal territorio, al fine di favorire un loro inserimento graduale nel tessuto sociale.”

Come valuti complessivamente questa esperienza? Che conclusioni ne possiamo trarre per il futuro?
“L’esperienza è stata sicuramente positiva: credo che la collaborazione tra i profughi, le associazioni e il territorio abbia saputo creare delle solide basi affinché questi ragazzi possano, nel continuo del loro percorso, inserirsi adeguatamente nella realtà italiana e trovare la loro strada. Come accennato prima, sono sempre più convinta che l’integrazione efficace debba passare attraverso un coinvolgimento attivo dei diretti interessati, e che le politiche rivolte all’integrazione debbano saper trovare quindi spazi e attività a loro dedicati, promuoverne l’autosufficienza ed educarli alla comprensione della nostra cultura.”

A cura di Simone Maffeis